Cachemere e Polkadot by Vito Nesta per Karpeta

I tappeti di Vito Nesta progettati e pensati per Karpeta sono un distillato di conoscenza e raffinatezza. Sono il ricordo di una tradizione millenaria resi ancora più forti da forme e colori contemporanee e familiari. Polkadot e Cachemere sono i primi due di una lunga serie e sono un mix perfetto tra pop e classicità. Una finestra aperta sul mondo dipinto con pennellate di bellezza, forme e dolci déjà vu.

È possibile apprezzare i fiori familiari delle cerate delle nonne, che sembrano appoggiati su un letto di puntini galleggianti e ci ricordano l’importanza dei nostri preziosi ricordi sfuggenti, come le rose disegnate che volano sospese.

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Il tappeto Cachemire trasmette una passione infantile per tutto ciò che si muove. Creature e simboli antichi nuotano insieme nell’acqua dello stagno e sembrano danzare insieme, ipnotici e calmi. Proprio come un entomologo Vito Nesta trasforma un semplice tappeto in un luogo dove poter ammirare e meditare, dove la curiosità è l’unità di misura della passione dell’amore per le cose belle.

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Ph: Alessandro Esposito

Salone del Mobile 2016

Aprile è un mese contrassegnato da un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti dell’arredamento e dell’architettura d’interni: si tiene infatti a Milano l’attesissimo Salone del Mobile.
La manifestazione, ormai giunta alla 55esima edizione, si è distinta per le numerose novità nel campo delle tecnologie e del design, in particolare per l’utilizzo dei sistemi informatici legati al living. Tantissime le nuove idee e gli spunti per rinnovare la propria casa con stile e poco sforzo, rendendola più comoda e al passo con i tempi.

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Gli amanti delle tendenze e della moda non potranno non apprezzare la grande novità del Salone: il settore xLux. Si tratta di un angolo dedicato al lusso ed allo sfarzo, con mobili dalle linee semplici ed eleganti, ma con particolari esclusivi, realizzati in materiali preziosi, fatti per essere ammirati ed accarezzati.
La fiera è completata dall’evento Space & Interiors, dedicata interamente al campo delle finiture e ai rivestimenti: un ambito particolarmente interessante che propone quest’anno idee e materiali super tecnologici, eco-sostenibili ed eco-friendly.

L’altra grande novità del Salone 2016 è l’affiancamento con la XXI edizione della Triennale, per festeggiare la quale è stata allestita una mostra nel Palazzo dell’Arte di Milano dal nome ‘Stanze’. Qui alcuni designer di fama internazionale hanno costruito undici stanze, arredate e curate fin nei minimi particolari: dei veri gioielli dell’architettura d’interni.
Il successo del Salone del Mobile è indiscutibile: il 2016 è stato caratterizzato da una massiccia presenza di espositori provenienti dall’estero, che hanno potuto mostrare le loro scoperte ed innovazioni, prendendo l’Italia come punto di riferimento per la diffusione delle mode e delle conoscenze.

Mario Bellini: dal Design alla Fotografia

Mario Bellini è uno dei designer ed architetti più noti al mondo. Con i suoi 80 anni, quasi 81, rappresenta sicuramente uno dei professionisti/artisti maggiormente noti nel settore, grazie ad una carriera che inizia nel 1965 con la partecipazione al progetto del celebre P101, ovvero il primo personal computer al mondo, realizzato dalla Olivetti per cui Bellini all’epoca lavorava come capo consulente design. Un progetto che supera, per importanza, il suo primo lavoro, la progettazione di una linea di arredi per un commercio in esclusiva per la Rinascente.

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Dal 1965 in poi Mario Bellini si è sempre proiettato nel futuro, con un occhio al design ed un altro alla progettazione architettonica, due realtà, che per sua stessa ammissione, possono essere tangenti, ma restano sempre differenti e non necessariamente interscambiabili.

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Sicuramente il P101 ha contribuito a lanciare il designer milanese nel mondo dei grandi progettisti, ma sono state le continue conferme della sua capacità progettistica a confermarlo come tale. Dalla consulenza alla Renault alla progettazione di sedie, tavoli e divani per brand come Cassina (chi non conosce la celebre Cab, la sedia che dal 1977 ad oggi ha venduto migliaia e migliaia di pezzi), Flos, Kartell e molti altri. Ed intanto la sua carriera si è arricchita di esperienze che vanno dall’insegnamento in prestigiose scuole di design all’editoria (ha diretto il periodico di architettura e design dal 1986 al 1991) fino, naturalmente, alla progettazione di grandi opere, che vanno dall’ala islamica del Louvre al Museo della Storia di Bologna, dal Natuzzi Americas Headquarters negli USA al Tokyo Design Center in Giappone e al Museo a Melbourne in Australia, il più grande dell’Emisfero Sud, uno dei progetti che maggiormente ha portato soddisfazioni al designer. E molti sono i progetti in fase di completamento e in embrione: basta pensare che ha in cantiere il progetto per l’impianto sportivo per Quatar 2022.

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La sua fama è confermata anche dalle personali che gli vengono dedicate, la più importante delle quali è quella del MoMA (Museum of Modern Art) di New York, nel 1987, ma l’ultimo capolavoro dell’architetto-designer non è qualcosa di catalogabile in nessuno dei due settori da lui amati e praticati. Si tratta infatti di un libro fotografico. Pubblicato nell’autunno del 2015, ‘Mario Bellini USA 1972’ è un viaggio nel passato, e raccoglie le foto più significative di un viaggio effettuato negli Stati Uniti proprio in quell’anno. Si tratta di una raccolta di 136 foto a colori che raccontano di uno stile di vita ormai scomparso, di un periodo fatto di hippies e mormoni, di artisti più o meno celebri e del loro modo di vivere, ma anche di un’America che oggi non esiste più.

Philippe Starck e la Lampada Miss Sissi

Philippe Starck, nato a Parigi nel 1949, l’enfant prodige del design e dell’architettura contemporanea, è forse in assoluto il primo a dare alla Francia un nome di spicco da elogiare nell’ambito del design internazionale.
Da oltre trent’anni questo genio creativo del design è entrato a far parte della nostra vita quotidiana, con una serie di oggetti insoliti che nascono con l’obiettivo di essere utili prima che belli.

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Philippe Starck eredita la sua prodigiosa creatività dal padre, come lui stesso ha voluto spesso sottolineare; il padre era un disegnatore di aerei, che con il suo mestiere influenza il figlio proiettandolo verso la sfera creativa.
Ancora studente, nel 1968 Starck scopre già la sua vena creativa e un paio di anni dopo realizza la sua prima creazione importante, un sistema luminoso denominato “Easy Light”.
Nel 1974 Philippe Starck continua il suo percorso didattico negli Stati Uniti e quando torna in Francia, nel 1979, inizia a dedicarsi alla realizzazione di oggetti che aveva disegnato negli anni prima.
La consacrazione vera e propria arriva nel 1982, quando François Mitterand lo vuole all’Eliseo, per l’allestimento degli appartamenti privati.

La fama mondiale non allontana Starck dal suo focus originario: non dimenticare mai l’essenziale.
La missione di Starck, dai connotati poetici e ribelli, è che ogni oggetto deve rendere la vita migliore per il maggior numero possibile di persone.

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La sua preoccupazione per la questione ambientale, la sua profonda comprensione dei cambiamenti sociali, il suo desiderio di difendere l’intelligenza dell’utilità e l’utilità dell’intelligenza, hanno accompagnato ogni sua creazione; dagli oggetti di uso quotidiano, come mobili o spremi agrumi, ai rivoluzionari mega yacht, agli hotel di lusso, passando per le auto elettriche fino ai micro aerogeneratori, in ogni sua creazione Philippe Starck non cessa mai di spingersi oltre i limiti e i principi del design contemporaneo.

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In opposizione alla convenzionale attitudine di predisporre la creazione contemporanea a favore di un’élite, gli oggetti di Starck sono progettati per l’intera società. In qualche modo il suo sogno è sempre stato di democratizzare il design, ossia di creare un oggetto di ottima qualità con un prezzo minimo, da destinare al più vasto pubblico possibile.

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Un esempio unico dell’incomparabile verve artistica di Philippe Strack, è la lampada Miss Sissi.
Vera icona del design moderno, progettata nel 1991, il design di Miss Sissi, palesemente ispirato ad una classica abat-jour, è in realtà estremamente innovativo.

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Il materiale utilizzato, in primis, è inusuale nella creazioni di quei tempi; la lampada è realizzata in policarbonato colorato. Il corpo della lampada, il paralume e il supporto sono stampati ad iniezione e tale lavorazione permette di donare trasparenza e colore al materiale utilizzato.
L’effetto opalino del policarbonato permette alla sagoma del diffusore di divenire più chiara quando la lampada è accesa. L’illuminazione è diretta e ottimamente distribuita nell’ambiente. Le dimensioni di Miss Sissi consentono di utilizzarla sul comodino della camere da letto ma anche su un tavolino del salotto.

Disponibile in vari colori, Miss Sissi riassume magnificamente la poetica dell’essenziale, dell’utile e del bello, professata da Philippe Starck sin dai suoi esordi.

Woodskin: quando la natura si ispira all’uomo

Metti insieme delle menti creative e l’esigenza di utilizzare un materiale gestendolo in modo non convenzionale e innovativo (che oltre a risolvere il problema estetico, dà vita a qualcosa di straordinario), quello che si ottiene è Woodskin. Il suo stesso nome anticipa ciò che stiamo per raccontare, forse uno dei pochi esempi in cui è la natura a prendere spunto dalle caratteristiche umane.
Si può liberare il legno dalla sua forma solida? Trasformarlo in qualcosa di modellabile che permetta di svincolare questo materiale delle sue forme tradizionali? Tutto questo è stato possibile grazie a un team di architetti italiani che hanno brevettato con Mammafotogramma, uno studio milanese, questo incredibile materiale.
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” Ci avevano chiamato a Montréal per realizzare l’ingresso di una palestra di roccia, ci serviva una struttura particolare per il bancone e ce la siamo inventata, immagina un sandwich di legno con in mezzo, come farcitura, una rete di materiale sintetico. Con un processo industriale il tutto viene fresato e trasformato in un foglio a triangoli, modellabile quasi fosse una scultura”.
Questa può essere rigida o addirittura nella versione ipotizzata dai progettisti, dinamica, grazie a dei sensori è pensata per interagire con le persone.
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La parte più interessante del progetto è che prescinde dal legno: il procedimento può essere usato anche su altri materiali solidi. “ Progettare volumetrie complesse prevede costi di realizzazione proibitivi. Con Woodskin si abbattono, e si riduce anche il numero di pezzi da assemblare: sembrano tanti triangolini, in realtà è un unico foglio”, conclude il designer.

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Giulio Masotti e Gianluca Lo Presti, rispettivamente l’architettura e l’artigianato dell’eclettico quintetto milanese, hanno traslocato a Montreal, in un laboratorio messo a disposizione dai gestori di una palestra di climbing e contiguo al silos che ospita l’intervento: lì, in due mesi, hanno realizzato il progetto di arredo in scala 1:1 e hanno costruito le presse utilizzate per la produzione del mobile. Hanno anche avuto la possibilità di dialogare con la famiglia che conduce questa piccola impresa oltre che con i climber. Ma soprattutto MammaFotogramma ha scoperto questo nuovo materiale, derivato dalla compressione di vari strati di compensato e rete tessile che lo rende estremamente elastico e resistente. Woodskin può piegarsi, sporgersi e, per ora solo nei loro desideri, anche muoversi come una pelle nuova, ed è con questo progetto che hanno partecipato al concorso “Autoprogettazione 2.0”.

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Dall’animazione cinematografica, lo studio ha derivato l’idea del movimento che renderà ‘vivo’ il bancone; la perizia artigianale gli ha consentito di gestire la manodopera per costruire una serie di 15.000 tasselli che andranno ad ‘animare’, per primo, il bancone dell’ingresso.
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Combinando meccanica, elettronica e immaginazione, lo studio ha messo a punto un progetto che ha la stessa precisione di un prodotto costruito con complesse elaborazioni digitali, pur essendo completamente tailor made, così che l’allestimento dell’ambiente risulta cucito fisicamente e progressivamente sulle taglie dei suoi abitanti.

MammaFotogramma studio
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