Paolo Deganello

Il nome di Paolo Deganello è legato indissolubilmente al design e all’architettura. la sua carriera è un continuo susseguirsi di successi sin dai primi passi.paolo_deganello

Nel 1963 inizia la sua attività come restauratore per un monumento molto prestigioso: la basilica di Orsanmichele a Firenze per conto della Soprintendenza ai Monumenti.
Dopo la laurea avvenuta a Firenze nel 1966, Deganello fonda un gruppo di architettura radicale che coincide con con la mostra Superarchitettura. Il gruppo è quello di Archizoom Associati che annovera, oltre a Deganello, altri nomi importanti come Andrea Branzi (Compasso d’oro nel 1987).
Il gruppo si scioglie nel ’74 ma le opere da esso prodotte sono state donate al CSAC dell’Universitá di Parma. Con i materiali utilizzati dal gruppo sono state allestite una mostra antologica al Politecnico di Losanna e un’altra all’Ospedale degli Innocenti di Firenze.

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Dopo la fondazione del gruppo, inizia l’ascesa di Deganello al rango di design e progettista di grosso calibro. Tra i progetti di architettura restauro e recupero edilizio figurano il restauro del Teatro di Montecarotto nei pressi di Ancona, la casa Porto a Catania, la ristrutturazione e l’arredo di una piazza nel centro storico di Zurigo, restauro, ristrutturazione ed arredo casa colonica a Varano, la realizzazione di una grande cantina di 5000 mq interamente interrata per la produzione di vino a Can Rafols dels Caus in Spagna e numerose altre opere sparse in Italia.

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Tanti anche i progetti di disegno industriale tra i quali spiccano nel settore arredamento la Murrina e Zanotta, nel campo della moda Dressing Design e Stefanel, e per Manoel De Oliveira la sedia Intemporal realizzata interamente in materiali naturali.

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Paolo Deganello ha all’attivo anche numerose mostre alla Triennale di Milano, al Centro Pompidou di Parigi, all’Ace Gallery di New York e alla Casa della Cultura di Paredes dove ha allestito una mostra con materiali di trucioli riciclati.
Intensa anche la carriera accademica. È stato docente di Biodesign a Firenze, al Master di Design alla Domus Academy di Milano, all’ISIA di Roma, al Royal Art College di Londra, all’IUAV di Venezia ed in numerose altre città europee.
Alcune sue collezioni fanno bella mostra di sé in famosi musei come il Victoria and Albert Museum ed il Design Museum di Londra, il Mude di Lisbona, il Vitra Design Museum di Weil am Rhein e molti altri ancora.

Paolo Deganello è anche autore di numerosi saggi e articoli per riviste di design altamente specializzate come Domus, Casabella, Lotus, Casa Amica ed altre. Nel 2009 ha progettato la controproposta per l’Expo 2015 di Milano denominata Milano 2015 Expo Diffusa e Sostenibile.
La sua attività continua con proposte sempre nuove ed esclusive.

Franco Albini

Franco Albini nacque a Robbiate, in provincia di Como, nel 1905 e, trascorrendo infanzia e giovinezza nella sua terra natia, assorbì la sensibilità per la natura e per le opere dell’uomo. Poi si trasferì a Milano dove frequentò il Politecnico laureandosi nel 1929.
Iniziò la sua attività professionale presso lo studio di Emilio Lancia e di Gio Ponti e nello stesso anno si recò a Barcellona, per l’esposizione internazionale, e poi a Parigi, presso lo studio di Le Corbusier.
Realizzò le sue prime opere di arredamento con impronta novecentesca, ma poi si “convertì” al razionalismo e si avvicinò ai redattori della rivista “Casabella”.
In quello stesso periodo approfondì nuove tecniche e materiali innovativi attraverso le note riviste “Innen Dekoration” e “Moderne Bauformen” che tuttora sono presenti nel suo studio.

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Nel 1931 aprì uno studio con Renato Camus e Giancarlo Palanti rivolgendosi all’edilizia popolare grazie al concorso per la costituzione del quartiere Baracca di San Siro del 1932.
Una progettazione a ispirazione gropiusiana è evidenziata da impianti aperti, con edifici equidistanti e in linea secondo un asse eliotermico che crea aria, verde e luce.
Franco Albini presentava un modello alternativo con cui, prima e durante la guerra, realizzò grandi progetti con il gruppo Ciam.
Verso la fine degli anni ’30 partecipò a due concorsi: nel 1938 per il Palazzo della civiltà e l’anno successivo per il Palazzo dell’acqua e della luce.

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Per quanto riguarda gli allestimenti Franco Albini, insieme a Pagano, si sperimenta nel 1933 nella V Triennale, progettando, in collaborazione con altri nomi illustri, una casa con una struttura d’acciaio.
Franco Albini allestì anche la Mostra dell’antica oreficeria italiana e nella Triennale utilizzò geometrie filiformi mostrando un’ironia verso il mito dell’uomo sportivo del regime fascista.
Negli anni trenta Albini partecipò alla progettazione dei padiglioni della Fiera di Milano in cui progettò soluzioni innovative con volumetrie curve e spazi con griglie geometriche, pannelli in vetro e telai metallici.
Successivamente maturò un duplice carattere: un sistema espositivo da produrre in serie, e invenzioni straordinarie come il controsoffitto forato.

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Franco Albini ebbe vari ruoli istituzionali: fondatore del Movimento per l’architettura e partecipante al Comitato di liberazione.
Nel dopoguerra i suoi interessi si arricchirono, per la ricostruzione, di competenze nuove in campo progettuale.
Albini lasciò le sue opere in poche città italiane tra cui Milano che gli affidò l’incarico di strutturare le stazioni della Metro dove progettò i pannelli modulari e il corrimano in ferro.
Genova fu una città importante dandogli la possibilità intervenire a vari livelli, dall’urbanistica con il quartiere degli Angeli all’edilizia con la ristrutturazione di alcuni musei.

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Tra i progetti museali ricordiamo quello, mai realizzato, del museo greco-romano ad Alessandria d’Egitto e del chiostro degli Eremitani a Padova.
Franco Albini fu docente universitario per quasi trent’anni, prima come professore incaricato alla facoltà di Architettura di Venezia, poi come libero docente per la Composizione architettonica e l’Architettura degli interni e infine come professore di ruolo nella cattedra di Composizione architettonica a Torino.
Fu presto richiamato a Venezia, dove insegnò fino al 1964 e infine si trasferì al Politecnico di Milano, per le esigenze rinnovatrici delle lotte studentesche.
Morì a Milano nel 1977.

Anna Castelli Ferrieri

Anna Castelli Ferrieri nasce immediatamente dopo il primo dopoguerra, nella città di Milano: era il 6 agosto del 1920. Durante la giovinezza fa la conoscenza di tantissime persone colte, dato che suo padre Enzo frequentava persone come Pirandello e Montale, in un circolo da lui fondato.
Dopo aver studiato architettura a Milano, Anna Castelli Ferrieri ed il suo futuro marito, Giulio Castelli, decidono di scappare dall’Italia durante l’occupazione tedesca: dal 1943 al 1946 dunque si dedica al mestiere più difficile, ovvero quello di mamma a tempo pieno, lasciando perdere la carriera di architetto.

Anna Castelli Ferrieri
Tornata in Italia, Anna Castelli Ferrieri si dedica al mestiere di architetto, e realizza diversi mobili per bambini, come letti e poltrone, le quali le valgono diversi premi, come il Diploma d’Onore e Medaglia D’Oro al Triennale di Milano, che si svolse nel 1947.
Da quel momento in poi, Anna Castelli Ferrieri segue una carriera ricca di soddisfazioni: collaborando con Ignazio Gardella, costruisce i palazzi delle Kartel a Binasco e dell’Alfa ad Arese, si occupa di restaurazione di palazzi storici e di pianificazioni per l’urbanizzazione di Milano e Torino.

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Solo nel 1949 collabora col marito nella Kartell, casa di costruzione particolare, che sfrutta la plastica per le sue realizzazioni: in particolare spicca la sedia in plastica sovrapponibile modello 4870, che le permette di ottenere il Compasso d’Oro.

Anna Castelli Ferrieri
Furono tantissime altre ingegnose creazioni che le  permisero di ottenere tanti altri premi, come il Compasso d’Oro, riottenuto nel 1994, quando creò la linea di posate Hannah.

posate Hannah
Anna Castelli Ferrieri e suo marito Giulio, oltre essere legati dalla passione per l’architettura, erano molto legati anche nella vita di tutti i giorni, formando una coppia perfetta: entrambi sono venuti a mancare nel 2006, l’uno a pochi mesi di distanza dall’altra.

Achille Castiglioni Italian Style

Ha sempre operato in stretta collaborazione col fratello Pier Giacomo (scomparso nel 1968); ad essi, per un periodo limitato, si è associato il fratello Livio. Achille Castiglioni architetto e designer, è nato a Milano nel 1918. Dal 1945 ha svolto un’attività professionale varia ed intensa, in particolare nel campo della progettazione architettonica, dell’arredamento e di allestimenti di mostre. Nel campo dell’Industrial Design si è particolarmente impegnato sia con la realizzazione di molteplici oggetti per la produzione di serie, sia sul piano dello studio e della ricerca, partecipando attivamente alla vita culturale dell’Adi, di cui è stato nel 1956 uno dei fondatori. Padre della creatività e dell’innovazione negli anni ha perseguito la strada dell’innovazione nel rispetto della tradizione del Design italiano.

Achille Castiglioni

Achille Castiglioni

….È difficile dare una esatta definizione di Industrial Designer, ma credo che risulti chiaro quello che io definisco un vero Industrial Designer: colui che, lavorando in gruppo progetta e realizza oggetti veri per dei bisogni reali. Il suo lavoro è produrre oggetti di grande serie per la comunità: molto diverso da quello dell’artista che produce opere rare per sé o destinate a una élite…così Castiglioni intendeva la produzione di oggetti d’arredo, ciò non toglie che nel suo stile traspare unicità delle forme e grande funzionalità e praticità.
Questo il concetto che per tutta la vita A.C. ha portato avanti con grande determinazione, la ricerca di progetto e l’esperienza estetica che la conclude e ne consente l’individuazione da parte del pubblico e della critica, non coincidono con l’esperienza di un’élite, ma è un atto compiuto dalla collettività nel conoscere tutto ciò che la circonda. Invece un corretto comportamento progettuale pone sempre il progettista in posizione più contestativa che di accettazione delle premesse di produzione della committenza (sia pubblica sia privata). Quindi il comportamento del progettista di fronte a questi problemi è quello di stimolare la committenza alla critica e alla verifica delle premesse di produzione e renderla compartecipe in tutto il processo di ricerca.

Sanluca poltrona e poggia piedi di Achille Castiglioni

Sanluca poltrona e poggia piedi di Achille Castiglioni

Nato a Milano nel 1918, dove si laureò al Politecnico, Castiglioni entrò giovanissimo, solo ventiduenne, nella storia del design presentando assieme ai fratelli Livio e Pier Giancomo e a Luigi Caccia Dominioni, alla settima Triennale di Milano (1944), l’RR126, (al quale il Museo di Castelvecchio di Verona ha dedicato una mostra dal 7 dicembre al 9 marzo 2003) un apparecchio radio rivoluzionario perché concepito per una produzione industriale su vasta scala.

radio Brionvega di Achille Castiglioni

radio Brionvega di Achille Castiglioni

Realizzò anche preziose architetture: chiese (San Giuliano a Milano), edifici come ristoranti, cinema, musei (la Permanente), arredi come quello esemplare per la Birreria Splugen di Milano.
Titolare della cattedra di Arredamento e Disegno Industriale al Politecnico di Milano, fu tra i fondatori dell’Associazione del Disegno Industriale (ADI).
Vinse il Compasso d’oro negli anni 1955, 1960, 1962, 1964, 1970, 1979
All’attività progettuale e a quella critica (nel periodo fra il 1950 e il 1960 svolta con la rivista “Stile Industria”) si unisce la pratica didattica: libero docente dal 1969, dal 1981, Achille Castiglioni è stato titolare della cattedra di Arredamento e Disegno Industriale alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

Arco di Achille Castiglioni

Arco di Achille Castiglioni

Ma furono soprattutto le soluzioni di arredo a renderlo celebre a livello internazionale, tanto da meritarsi nel 1997 la più grande antologica che il Museum of Modern Art di New York (Moma) abbia mai dedicato a un designer italiano.
Sull’importanza e la responsabilità dei complessi problemi del design, Achille Castiglioni ha sempre avuto, una visione netta e cosciente.
Tra i suoi progetti sicuramente più celebri che a distanza di 40 anni sono ancora alla ribalta in Italia e nel mondo come icona di design ricordiamo la celebre lampada Parentesi costruita sull’idea di sviluppare un oggetto versatile e moderno. In occasione di un evento fieristo a Mosca fu realizzata anche una versione in oro. Nel lighting design altre opere di fama mondiale come la lampada Arco e Frisbi per Floos.

 

Gli anni d’oro del dopoguerra

È nel dopoguerra che l’Italia ha uno slancio verso quella che sarà la fase economica più lucente del nostro paese. Per risollevarsi dagli anni di povertà e orrore che avevano invaso l’Italia con la seconda guerra mondiale, le menti più creative si attivano per attuare una rivoluzione che porterà il made in Italy nella Grande Mela.

Poltrona Sacco di Zanuso

Poltrona Sacco di Zanuso

Nel 1946 la Triennale di Milano organizzò la mostra RIMA (Riunione italiana per le mostre di arredamento), dove giovani architetti impegnati nella progettazione di singoli arredi o alloggi tipo furono invitati a partecipare: si trattava del BBPR, e degli architetti Ignazio Gardella, Carlo De Carli, Vico Magistrettie Gabriele Mucchi, che proposero un repertorio di arredi producibili in serie e pensati per case minime con spazi sfruttati in modo razionale. Nel 1954 viene istituito il Compasso D’oro un premi a livello internazionale dove ancora oggi vengono premiati i progetti più creativi, innovativi e sicuramente esteticamente rilevanti. La vasta produzione di quegli anni calata in maniera forte nel contesto sociale contemporaneo  vede il raggiungimento del suo apice nel 1972. In quest’anno al MOMA di New York viene allestita la mostra, voluta ed oragnizzata da Emilio Ambaz, intitolata: “Italy: the new domestic landscape”. Vi vengono esposti tutti gli oggetti prodotti fino a quell’anno e altri pensati per l’occasione come il Car-a-sustra di Bellini.

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Car-a-sustra di Bellini

L’evento segna un momento molto importante perché rappresenta un’occasione di promozione internazionale del prodotto industriale italiano e al contempo una riflessione sui nuovi fermenti intellettuali nel campo progettuale che risentivano del clima politico e sociale che l’Italia stava vivendo. Nel secondo dopoguerra si verificò in Italia una nuova alleanza tra piccole industrie e grandi disegnatori, impegnati nell’intento comune di arredare le nuove case e di progettare «dal cucchiaio alla città» secondo la massima di Rogers. Il design italiano è figlio del movimento Futurista degli anni venti. Da allora, la produzione industriale italiana si è spesso unita al design, e ha prodotto risultati che sono diventati quasi il simbolo dell’Italia moderna, come le caffettiere Bialetti del 1933, la poltrona Frau del 1930, la FIAT 500 del 1956, la Lettera 22 Olivetti del 1954 ed infine la Vespa del 1946. 

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Manifesto lettera 22 Olivetti

Questi sono anche gli anni in cui nascono movimenti di design ispirati alla contestazioni e ai movimenti delle avanguardie artistiche di quegli anni (la PopArt di Andy Warhol ed il New Dada) che vogliono estraniare dal loro contesto originario oggetti tipici della società dei consumi dando loro una nuova vita estetica. Così nel design si iniziano a riproporre oggetti, parti di oggetti o materiali e a riproporli in ambiti differenti da quelli in cui sono impiegati abitualmente. In Italia alcuni designer, legati al radical design, fanno propri i caratteri generali di questa contestazione realizzando oggetti molto originali.

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Libreria Carlton di Sottsass