Salone del Mobile 2016

Aprile è un mese contrassegnato da un appuntamento imperdibile per tutti gli amanti dell’arredamento e dell’architettura d’interni: si tiene infatti a Milano l’attesissimo Salone del Mobile.
La manifestazione, ormai giunta alla 55esima edizione, si è distinta per le numerose novità nel campo delle tecnologie e del design, in particolare per l’utilizzo dei sistemi informatici legati al living. Tantissime le nuove idee e gli spunti per rinnovare la propria casa con stile e poco sforzo, rendendola più comoda e al passo con i tempi.

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Gli amanti delle tendenze e della moda non potranno non apprezzare la grande novità del Salone: il settore xLux. Si tratta di un angolo dedicato al lusso ed allo sfarzo, con mobili dalle linee semplici ed eleganti, ma con particolari esclusivi, realizzati in materiali preziosi, fatti per essere ammirati ed accarezzati.
La fiera è completata dall’evento Space & Interiors, dedicata interamente al campo delle finiture e ai rivestimenti: un ambito particolarmente interessante che propone quest’anno idee e materiali super tecnologici, eco-sostenibili ed eco-friendly.

L’altra grande novità del Salone 2016 è l’affiancamento con la XXI edizione della Triennale, per festeggiare la quale è stata allestita una mostra nel Palazzo dell’Arte di Milano dal nome ‘Stanze’. Qui alcuni designer di fama internazionale hanno costruito undici stanze, arredate e curate fin nei minimi particolari: dei veri gioielli dell’architettura d’interni.
Il successo del Salone del Mobile è indiscutibile: il 2016 è stato caratterizzato da una massiccia presenza di espositori provenienti dall’estero, che hanno potuto mostrare le loro scoperte ed innovazioni, prendendo l’Italia come punto di riferimento per la diffusione delle mode e delle conoscenze.

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Il premio più ambito per i Designer di tutto il mondo: Il Compasso d’Oro.

Dopo l’incessante produzione, che ha dato il via al progresso tecnico produttivo nel dopoguerra, tra i designer italiani, nasce l’esigenza di doversi riunire per essere riconosciuti come professionisti del mondo del Design. Nel 1954 Gio Ponti istituisce un premio, con l’organizzazione della Rinascente, che ancora oggi rappresenta il più rinomato premio di Design in tutto il mondo: Il Compasso D’oro ADI.
Il Compasso d’Oro è la strada che intraprende l’industria per aggiungere agli oggetti valore culturale, oltre alla loro funzione prettamente estetica. L’attività dell’ADI, legata al premio, contribuirà negli anni a favorire l’ingresso e il riconoscimento del Design italiano nel mondo.
Altra vetrina per favorire questo processo furono sicuramente le esposizioni, in primo luogo la Triennale, poi l’Esposizione Internazionale del Mobile (che ancora oggi viene organizzata) nata sotto l’esempio di quella di Colonia.
La cultura materiale muta con il cambiare del processo industriale, inizialmente orientato a premiare oggetti che provenivano dall’ambito del mobile, dell’illuminazione e accessori per casa, ma negli anni si è orientato ad oggetti di varia natura ed importanza tecnologica.

XXII premio compasso d'oro

XXII premio compasso d’oro

I premi dovevano servire “a incoraggiare industriali ad innalzare gli standard di produzione dal punto di vista tecnologico ed estetico”.
Inizialmente il premio veniva assegnato a tutti gli oggetti che poi venivano commercializzati all’interno della Rinascente, ma dal 1959 l’ADI contribuì all’assegnazione dei premi, e dal 1967 assunse il controllo completo della loro attribuzione.

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Olivetti

L’ADI, anno dopo anno, allargò la varietà e i tipi di prodotti che potevano essere premiati, contribuendo anche al riconoscimento internazionale dello Status del Compasso d’Oro. Ogni anno viene istituita una giuria di esperti, composta da designer, critici, storici e giornalisti del settore che possono essere soci ADI oppure esterni, tutti con un unico scopo: quello di raccogliere informazioni utili per valutare e selezionare i migliori prodotti che verranno poi pubblicati nell’annuario ADI Design Index.

Myto Plank

Myto Plank

Dal 1954 ad oggi i prodotti che si sono fregiati di questa onorificenza sono molteplici: è stata così istituita una collezione di tutti gli oggetti che si sono aggiudicati negli anni il premio, a testimonianza dell’evoluzione del nostro sistema economico produttivo, per rappresentare uno storico di arte e cultura del nostro Paese.
Presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma sono stati esposti tutti i pezzi premiati dal 1954 al 2008 nella ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

 

ADI
Associazione per il Disegno Industriale
via Bramante 29, I-20154 Milano
T +39 0233100 164/241
F +39 0233100 878

 

Gioielli: tra arte e serialità

Il Design è una disciplina che viene associata, dalla rivoluzione industriale ad oggi, alla produzione industriale; ma esiste un’altra faccia della medaglia che, oltre a dare vita a questa incessante produzione, nasconde il genio di artisti e creativi che molte volte si staccano dalla produzione in serie e danno vita a vere e proprio opere d’arte: i gioielli, piccole realizzazione cariche di arte ma soggette all’effimero della moda. Progettisti che normalmente si cimentano in gare di stile, per oggetti che vanno dall’arredo all’illuminazione, non hanno mai considerato la possibilità di potersi confrontare nel disegno del Gioiello, se non nel privato degli affetti. La voglia di far conoscere a tutti queste piccole opere d’arte, e di metterle al confronto, è l’idea della mostra realizzata con la collaborazione di Alba Cappellieri, docente del Politecnico in Design del Gioiello.

gioiello

gioiello

Triennale Design Museum ospita monili che vanno dagli anni Cinquanta ad oggi, passando tra stili differenti e tendenze, che hanno visto il susseguirsi di materiali e pietre preziose, gioielli storici disegnati dai più grandi Designer; inoltre si aggiunge una collezione disegnata ad Hoc per l’occasione, mescolando stili che lottano tra la serialità e il pezzo unico.

Munari

Munari

Negli ultimi anni, ci sono stati svariati tentativi di accostare il mondo del Design ai gioielli, attraverso numerose mostre; come il Design della Gioia nel 2004, jewels designer in The New Italian Design, mostra itinerante dal 2007 ad oggi, fino al gioiello sostenibile di Riccardo Dalisi del 2012. Da sempre il gioiello è sempre stato relegato alla sfera del superfluo, ma non è giusto chiuderlo in un mondo piccolo senza valori, l’ornamento e costituzione dell’identità e non è sicuramente meno importante di tutto ciò che è funzionale ai bisogni primari dell’uomo.

Selena Gaetano Pesce

Selena Gaetano Pesce

Molti grandi designer hanno proprio cominciato studiando l’arte orafa. Harry Bertoia e Ettore Sottsass hanno iniziato realizzando gioielli, ma questi piccoli e preziosi oggetti non hanno mai suscitato interesse tra i Designer del Novecento, per diverse motivazioni: prima fra tutte lo spirito razionalista escludeva ciò che non aveva funzioni, e disegnare gioielli significava nutrire l’esclusività e la distinzione a discapito della serialità. Tra i primi promotori dell’arte orafa nel mondo del Design, Ciro Cacchione nel 1970, riunì diversi nomi per la produzione di oggetti unici riproducibili ma non preziosi.

Franco Raggi

Franco Raggi

Oggi il gioiello non è più un’arte da nascondere, moltissime le mostre aperte anche a Parigi, e lo stesso Gaetano Pesce ha realizzato numerosi oggetto Hand Made, espressione di bellezza ma anche sperimentazione di materiali, resine plasmate con grande plasticità e femminilità. Ogni pezzo è diverso dall’altro e quindi unico, irripetibile. Secondo Pesce, infatti: “Il nostro tempo non si identifica più con le copie, ma con gli originali; e mentre le prime producono noia e assuefazione, l’originale e il diverso stimolano il cervello, creando la sorpresa.”

Zaira di Gaetano Pesce

Zaira di Gaetano Pesce

Ormai lontano il tempo in cui si parlava di “Ornamento e delitto“ con Loos, fino all’8 Settembre a Milano, possiamo ammirare (e perché no desiderare) i gioielli esposti in mostra. Dalla Vera laica di Angelo Mangiarotti, una fede che si unisce solo nel momento in cui viene indossata, alla collana di Francesco Faccin che contiene inchiostro e anello con timbro nel caso si dovesse lasciare la firma e fossimo sprovvisti di penna.

Orecchini Alberto Meda

Orecchini Alberto Meda

Triennale di Milano

Orari
Martedi – Domenica
10.30 – 20.30
Giovedi
10.30 – 23.00 –

La sindrome dell’influenza

Se oggi il made in italy ha un eco che arriva in tutto il mondo bisogna ringraziare la genialità di uomini e aziende che hanno saputo dare, nella terra della creatività, un’energia e uno slancio che hanno dato vita a un’arte unica. Alla base di tutto una funzionalità e una praticità che hanno poi trovato nell’esteticità la fama mondiale.

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Oggetti che hanno saputo cogliere dal mondo che li circondava la straordinarietà. Proprio sulla linea dell’influenza che nasce anche quest’anno alla sua sesta edizione la «La sindrome dell’influenza» alla Triennale di Milano aperta al pubblico dal 6 aprile. Per far nascere i loro capolavori ì giovani designer si ispirano a dieci firme storiche di grandi maestri che a loro volta hanno trovato ispirazione nel mondo. Questo progetto nasce da due grandi nomi Pierluigi Nicolin e Pierluigi Cerri il primo curatore della mostra il secondo progettista della mostra, Nicolin è partito dal presupposto che ogni atto creativo non sia mai un gesto gratuito, un fatto isolato, ma sia bensì al centro di una fitta rete di stimoli, sollecitazioni e scambi. Prima ancora di superare il ponte d’accesso in legno, l’attenzione viene attirata dall’insegna al neon del museo che, in questo contesto, assume il valore di un’installazione artistica alla Mario Merz; le luci cangianti che caratterizzano l’ingresso, riflesse sulle pareti trasformandole in grandi schermi, ricordano i tanti studi di trasmissioni televisive allestiti da Cerri – in particolare Quelli che il calcio – ma, soprattutto, anticipano il carattere ludico ricorrente nell’intero allestimento.

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La mostra è stata suddivisa in tre parti, corrispondenti a tre zone del percorso espositivo e a tre momenti della vicenda narrata dal dopoguerra all’attualità. Un racconto corale  che vede il coinvolgimento di 22 designer italiani e internazionali, impegnati nella realizzazione di inedite istallazioni site-specific. Paolo Ulian «dialogherà» con Magistretti, Martino Gamper con Gio Ponti, Italo Rota con Joe Colombo, e così via nel nome dell’«eredità». La «memoria» sarà  alimentata nella seconda sezione con una sorta di racconto orale: dodici interviste a più voci, da Mendini a Mari, da Alessi a Iacchetti. La terza parte sarà dedicata ai marchi, a quelle aziende che hanno reso possibile il miracolo italiano del design, Kartell, Artemide, Driade, Moroso, Cassina… Perché il design è fatto di idee ma anche di qualcuno che credi nella rivoluzione delle forme.
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Così il nuovo design trova vita nel “vecchio” oppure sarebbe meglio dire nel “mitico”. Non ci sarebbe mai stato un Goodesign senza l’audacia e la perseveranza di artisti che hanno creduto più di tutti nella rivisitazione della forma e nel contenuto degli oggetti del vivere quotidiano.