Andrea Branzi

Fiorentino di origine, nato nel capoluogo toscano nel 1938, e da circa 40 anni residente a Milano, dove insegna presso il Politecnico nella facoltà di design, Andrea Branzi è uno dei più noti designer ed architetti italiani.
Oltre ad insegnare presso la prestigiosa università milanese, Branzi è anche un critico d’arte e collabora con svariate riviste del settore come Interni, Domus, Modo e Casabella.

Insieme ad altri colleghi, come lui esponenti del design “neomoderno”, ha fondato la Domus Academy, scuola di design che opera sempre nel capoluogo lombardo, ed il collettivo “Archizoom Associati”.
Ha collaborato con varie aziende, tra le quali Vitra, Artemide, Cassina, Interflex, Unitalia, Zanotta, Pioneer e Alessi; per quest’ultima ha creato uno schiaccianoci denominato “scoiattolo”, un acchiappa stuzzicadenti, un porta olio denominato “trattore”, ed un orologio da polso denominato “out-time”.

Andra Branzi ha collaborato anche con aziende estere come Murai, una casa giapponese che si occupa della produzione di occhiali, e con Vorwerk e Dornbracht, due case tedesche che si occupano rispettivamente di rivestimenti in moquette e di decorazioni ed accessori per il bagno.

In carriera ha vinto diversi premi, e nel 1987 ha ricevuto il prestigioso Compasso d’oro alla carriera. Più recentemente, nel 2008, l’ateneo La Sapienza, di Roma, gli ha conferito la laurea “honoris causa” in Disegno Industriale, nella facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni”.

La carriera di Andrea Branzi si caratterizza anche per la scrittura di diversi libri sul design, per la cura di mostre, e per la partecipazione a mostre con i suoi lavori.

Recentemente, dall’8 febbraio all’11 marzo di quest’anno, un gruppo delle sue opere più recenti è stato esposto a Milano nella mostra intitolata “Altri luoghi”, presso la galleria Antonia Iannone.
Si tratta sia di opere su carte che di sculture inedite, per le quali l’artista ha usato vari materiali, dalla duttile creta al vetro, alla plastilina ed al plexiglas.

Le opere erano esposte in teche di vetro e creano quasi una “vera e propria” scenografia. Realizzate nel corso dei due anni precedenti, le sculture rappresentano delle danzatrici e dei piccoli lottatori; i disegni su carta eseguiti a matita od a pennarello, sono quelli che appartengono alla serie “Dolmen”, ed altri fotomontaggi che l’artista ha voluto dedicare al 200esimo anniversario della Rivoluzione Francese.

Come ha spiegato lo stesso Andrea Branzi in una intervista rilasciata in occasione di questa mostra, si tratta di “modelli teorici di spazi interni, microambienti mitici e misteriosi”. L’artista ha poi precisato che “non si tratta di progetti destinati a una normale attività professionale, ma esperimenti sul valore letterario e drammaturgico della progettazione”.

La scelta della Galleria Iannone per questa mostra non è stata casuale in quanto la stessa è strettamente legata all’attività dell’artista e si è inoltre affermata, nel corso degli anni, come un vero e proprio “punto di riferimento” per la vita culturale milanese, ospitando nei suoi saloni i più grandi nomi non solo del design e dell’architettura italiana, ma anche di quella internazionale.

Opere di Andrea Branzi sono esposte permanentemente al famoso museo parigino “Centre Pompidou”, che nel mese di giugno scorso ha ospitato anche una sua mostra. Nel prossimo mese di ottobre Branzi sarà presso l’università di Harvard, dove si terrà una esposizione “itinerante” riguardante il movimento “Radical” del quale è stato un antesignano oltre che protagonista.

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