Il Good Design tra Passato e Presente

Come nasce il Good Design

Che cos’è il Good Design? Una domanda, all’apparenza, molto semplice ma che porta con sé un immenso universo da scoprire.
Una prima risposta a questa domanda vede il Good Design come una forte corrente artistica nata intorno agli anni Trenta ma sviluppatasi solo all’indomani del secondo conflitto mondiale, incentrata sulla nascita di un nuovo concetto di progettazione, più lineare e funzionale, quasi basica, in perfetta armonia con l’ambiente circostante.
Una risposta decisamente più matura e concreta parla del Good Design in riferimento ad un progetto realizzativo moderno, inteso in modo pratico e razionale, per dar vita a prodotti – utensili, attrezzi da giardino, mobili e suppellettili – armonicamente perfetti, concepiti per assecondare i dettami tecnici, formali e, persino, estetici associati al Modern Movement.

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Fautore di un nuovo tipo di architettura, il Good Design si pone in netto contrasto con il fatuo, con l’inutile e con l’artefatto, preferendo linee e strutture semplici e pulite, materiali funzionali, di prima scelta e resistenti all’usura del tempo e, soprattutto, belle a vedersi. Perché il concetto dell’estetica, nel caso del Good Design, non si connota in modo negativo, volto all’esasperata ricerca della perfezione. Qui si tende alla bellezza sublime, quella più raffinata ed elegante, quella che caratterizza gli oggetti realizzati in ossequio ai principi del Good Design.

Pur nascendo, formalmente, negli Anni Trenta, il Good Design visse il periodo del massimo splendore nel 1950 quando il Museum of Modern Art di New York, altrimenti detto MoMa, organizzò una mostra allestita da Charles e Ray Eames, i coniugi statunitensi considerati tra gli esponenti di maggior spicco dell’architettura moderna e ideatori della “Eames Lounge Chair”, una comoda e raffinata sedia in pelle, ancora oggi esposta al MoMa.

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La diffusione del concetto di Good Design

In un ambiente così ampio e moderno come quello statunitense, non può certo meravigliare come il concetto di “Good Design” abbia avuto terreno fertile. Il vero banco di prova, però, è stato affrontare l’Europa e le sue rigide concezioni in fatto di architettura. Invece, il nuovo concept design fu accolto con estrema benevolenza tanto che la Germania prima e la Gran Bretagna poi, sostennero il Good Design, esaltandone pregi e virtù, scardinando un sistema che, fino a quel momento, si era contraddistinto per l’opulenza e per l’eccessiva presenza di orpelli, considerati di dubbio gusto dagli amanti della semplicità.

Oggi che il Good Design è una vera e propria forza imperante a livello economico, sociale e morale si assiste a un gradito ritorno alle origini, puntando alla sobrietà e all’innovazione di mobili, installazioni e strutture architettoniche. E in quale altro modo si può puntare all’eccellenza del Good Design se non traendo spunto dai suoi principi ispiratori? Innovazione, utilità, estetica, sintesi, trasparenza, durata, onestà, profondità, essenza ed ecologia, infatti, sono le regole basilari per creare qualsiasi progetto di design, sia che si tratti di un giardino, di un sito web, di un mobile o di un vestito.

 

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