Design e Tecnologia – prima parte

I processi di innovazione tecnologica, anche quando sono semplicemente evocati, influenzano l’estetica della casa e del suo arredo. Ora può avvenire qualcosa di diverso: che riconfiguri l’essenza stessa degli elementi domestici senza che sia intaccata la loro struttura formale, cioè contemporaneamente alla neutralizzazione dell’oggetto e alla dissimulazione della materia e della tecnologia.
Il nuovo panorama di tecnologie discrete, dolci, wireless e di dispositivi di interazione, rinvigorisce la ricerca di un approccio umanistico e di equilibrio tra la sensibilità dell’uomo e la macchina. Nel settore del design domestico, sebbene limitatamente alla piccola serie ed al collezionismo, si fa strada una nuova generazione di ‘media furniture’ e di oggetti viventi. Prodotti formalmente semplici, ma capaci di relazionarsi con noi in maniera complessa; in grado di rivalutare la fisicità, l’esperienza sensibile e anche la poesia ed il gioco nella relazione con le tecnologie.

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John Maeda, finora autore di animazioni digitali e installazioni interattive, che proprio qualche anno fa aveva presentato una linea di arredi  per Sawaya & Moroni, tenta una mediazione tra la realtà fisiologica e quella strumentale. Egli allude ad un nuovo modello di interazione che rappresenta un’inversione di tendenza e che va nella direzione definita dei ‘media tangibili’. Non sarà più l’utente ad essere trasportato nella realtà virtuale, ma sarà l’immagine digitale ad entrare nella realtà materiale. Manipolando, infatti, un oggetto d’uso quotidiano non attraverso un artificio, ma mediante un contatto fisico, si vuole stimolare una risposta di tipo digitale, in grado di rielaborare i nostri comportamenti e stati d’animo.

Ikè

Ikè

Accarezzando il tavolo Ikè di Sawaya & Moroni si può ‘nutrire’ uno sciame di luce, alcuni sensori disposti sul piano in vetro acidato sono sensibili alla luce. Al passaggio della mano o con spostamento di un oggetto sul tavolo, vengono attivati i LED ad alta pressione nascosti sotto il piano; questi, illuminandosi in sequenza, creano l’effetto di una luce in movimento.
La lampada Sora, anch’essa progettata da Maeda per Sawaya & Moroni, proietta verso il soffitto della luce in evoluzione. Nel suo diffusore sono collocati alcuni LED ad alta pressione collegati ad un microfono (anch’esso inserito nel diffusore) sensibile ai suoni dell’ambiente circostante. Ci si può rivolgere alla lampada e salutarla, questa, sensibile alla voce umana, tradurrà i segnali vocali in impulsi e quindi in decorazioni luminose proiettate sul soffitto: immagini variabili, in continua rielaborazione, come nei programmi di grafica digitale interattiva realizzati da Maeda. In assenza di rumore la lampada funziona come un normale apparecchio luminoso; combina quindi la sua funzione.