Anna Castelli Ferrieri

Anna Castelli Ferrieri nasce immediatamente dopo il primo dopoguerra, nella città di Milano: era il 6 agosto del 1920. Durante la giovinezza fa la conoscenza di tantissime persone colte, dato che suo padre Enzo frequentava persone come Pirandello e Montale, in un circolo da lui fondato.
Dopo aver studiato architettura a Milano, Anna Castelli Ferrieri ed il suo futuro marito, Giulio Castelli, decidono di scappare dall’Italia durante l’occupazione tedesca: dal 1943 al 1946 dunque si dedica al mestiere più difficile, ovvero quello di mamma a tempo pieno, lasciando perdere la carriera di architetto.

Anna Castelli Ferrieri
Tornata in Italia, Anna Castelli Ferrieri si dedica al mestiere di architetto, e realizza diversi mobili per bambini, come letti e poltrone, le quali le valgono diversi premi, come il Diploma d’Onore e Medaglia D’Oro al Triennale di Milano, che si svolse nel 1947.
Da quel momento in poi, Anna Castelli Ferrieri segue una carriera ricca di soddisfazioni: collaborando con Ignazio Gardella, costruisce i palazzi delle Kartel a Binasco e dell’Alfa ad Arese, si occupa di restaurazione di palazzi storici e di pianificazioni per l’urbanizzazione di Milano e Torino.

kartell-binasco
Solo nel 1949 collabora col marito nella Kartell, casa di costruzione particolare, che sfrutta la plastica per le sue realizzazioni: in particolare spicca la sedia in plastica sovrapponibile modello 4870, che le permette di ottenere il Compasso d’Oro.

Anna Castelli Ferrieri
Furono tantissime altre ingegnose creazioni che le  permisero di ottenere tanti altri premi, come il Compasso d’Oro, riottenuto nel 1994, quando creò la linea di posate Hannah.

posate Hannah
Anna Castelli Ferrieri e suo marito Giulio, oltre essere legati dalla passione per l’architettura, erano molto legati anche nella vita di tutti i giorni, formando una coppia perfetta: entrambi sono venuti a mancare nel 2006, l’uno a pochi mesi di distanza dall’altra.

5 Poltrone che hanno fatto la Storia del Design

Da sempre quando si pensa ad una poltrona vengono in mente concetti come relax, casa, ambiente familiare o ufficio: tutte situazioni che il design ha interpretato nel corso della storia secondo il gusto e l’abilità del designer. Se infatti una poltrona comune è semplicemente comoda, una poltrona di design è anche bella, aggiungendo stile a quello che è il living, sia negli arredi domestici che aziendali.

Alcune poltrone, però, si sono particolarmente distinte quando sono passate dal bozzetto dei creativi al mercato, e sono diventate degli oggetti di culto, dei simboli del Novecento, o semplicemente degli esempi per le silhouette di tutte le altre poltrone a venire. E’ accaduto così che collezionisti o appassionati di arredamento hanno cominciato a spendere cifre anche considerevoli per possedere una delle poltrone entrate a far parte della storia del design, proprio come avrebbero fatto per delle opere d’arte. Ecco quali sono le poltrone che nel corso di questi ultimi 90 anni hanno lasciato un segno nello stile internazionale.

barcelona

– Una poltrona che ha contribuito a scrivere la storia del design è senza dubbio la Barcelona disegnata dal famoso architetto della Bauhaus Mies Van Der Rohe per l’esposizione internazionale del 1929 tenutasi proprio a Barcellona. Si tratta della vera prima poltrona moderna, dalle linee ancora attuali, che sposa la grande comodità della seduta ad un’eleganza innata data dalla cornice di acciaio e dall’imbottitura bullonata.

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– Al 1930 risale invece la poltrona comoda per eccellenza, la Vanity Fair di Renzo Frau, artigiano poi divenuto imprenditore proprio grazie al successo di vendita di questa poltrona che inizialmente aveva il nome di “904”. Morbida e strutturata al tempo stesso, in pelle calda ed avvolgente, con grandi braccioli e seduta ampia, per il pubblico fu amore a prima vista ed ancora oggi viene prodotta senza conoscere crisi.

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– Spostiamoci negli anni ’50: nel 1958 il designer danese Arne Jacobsen progetta per il lussuoso Radisson Sas hotel di Copenhagen (dove si trova ancora adesso, all’interno di una stanza interamente arredata da Jacobsen) la poltrona Egg, chiamata così poiché riproduceva la forma di un uovo. Rivoluzionaria nelle forme, è passata alla storia come la prima poltrona girevole rivestita ed imbottita.

sacco-zanotta

– Al decennio successivo risale la creazione di un’altra icona delle poltrone: la Sacco di Zanotta creata nel 1968, in piena epoca di contestazione, dai tre creativi Gatti, Paolini e Teodoro. L’idea originaria fu quella di conferire libertà ed anticonformismo anche alle sedute, proprio per questo la poltrona richiama alla mente un sacco morbido riempito di polistirolo. Versatile e morbidissima, conquista il premio “Compasso d’oro” nel 1970 e sarà sempre prodotta da Zanotta.

proust

– Nel 1976 vede invece la luce un’altra poltrona geniale nella sua ideazione: la Proust del designer Alessandro Mendini. Nata dall’amore di Mendini per lo scrittore francese Marcel Proust (di cui il designer voleva ricreare l’atmosfera di relax durante l’ispirazione di quest’ultimo), la poltrona si rifà proprio al mondo narrato nella “Ricerca del tempo perduto”, con le sue descrizioni, i suoi colori impressionistici, le sue forme ottocentesche. Un oggetto che non finisce di stupire, ancora dopo quasi quarant’anni, tanto che essa è stata riprodotta in tantissime varianti e materiali diversi.

 

Achille Castiglioni Italian Style

Ha sempre operato in stretta collaborazione col fratello Pier Giacomo (scomparso nel 1968); ad essi, per un periodo limitato, si è associato il fratello Livio. Achille Castiglioni architetto e designer, è nato a Milano nel 1918. Dal 1945 ha svolto un’attività professionale varia ed intensa, in particolare nel campo della progettazione architettonica, dell’arredamento e di allestimenti di mostre. Nel campo dell’Industrial Design si è particolarmente impegnato sia con la realizzazione di molteplici oggetti per la produzione di serie, sia sul piano dello studio e della ricerca, partecipando attivamente alla vita culturale dell’Adi, di cui è stato nel 1956 uno dei fondatori. Padre della creatività e dell’innovazione negli anni ha perseguito la strada dell’innovazione nel rispetto della tradizione del Design italiano.

Achille Castiglioni

Achille Castiglioni

….È difficile dare una esatta definizione di Industrial Designer, ma credo che risulti chiaro quello che io definisco un vero Industrial Designer: colui che, lavorando in gruppo progetta e realizza oggetti veri per dei bisogni reali. Il suo lavoro è produrre oggetti di grande serie per la comunità: molto diverso da quello dell’artista che produce opere rare per sé o destinate a una élite…così Castiglioni intendeva la produzione di oggetti d’arredo, ciò non toglie che nel suo stile traspare unicità delle forme e grande funzionalità e praticità.
Questo il concetto che per tutta la vita A.C. ha portato avanti con grande determinazione, la ricerca di progetto e l’esperienza estetica che la conclude e ne consente l’individuazione da parte del pubblico e della critica, non coincidono con l’esperienza di un’élite, ma è un atto compiuto dalla collettività nel conoscere tutto ciò che la circonda. Invece un corretto comportamento progettuale pone sempre il progettista in posizione più contestativa che di accettazione delle premesse di produzione della committenza (sia pubblica sia privata). Quindi il comportamento del progettista di fronte a questi problemi è quello di stimolare la committenza alla critica e alla verifica delle premesse di produzione e renderla compartecipe in tutto il processo di ricerca.

Sanluca poltrona e poggia piedi di Achille Castiglioni

Sanluca poltrona e poggia piedi di Achille Castiglioni

Nato a Milano nel 1918, dove si laureò al Politecnico, Castiglioni entrò giovanissimo, solo ventiduenne, nella storia del design presentando assieme ai fratelli Livio e Pier Giancomo e a Luigi Caccia Dominioni, alla settima Triennale di Milano (1944), l’RR126, (al quale il Museo di Castelvecchio di Verona ha dedicato una mostra dal 7 dicembre al 9 marzo 2003) un apparecchio radio rivoluzionario perché concepito per una produzione industriale su vasta scala.

radio Brionvega di Achille Castiglioni

radio Brionvega di Achille Castiglioni

Realizzò anche preziose architetture: chiese (San Giuliano a Milano), edifici come ristoranti, cinema, musei (la Permanente), arredi come quello esemplare per la Birreria Splugen di Milano.
Titolare della cattedra di Arredamento e Disegno Industriale al Politecnico di Milano, fu tra i fondatori dell’Associazione del Disegno Industriale (ADI).
Vinse il Compasso d’oro negli anni 1955, 1960, 1962, 1964, 1970, 1979
All’attività progettuale e a quella critica (nel periodo fra il 1950 e il 1960 svolta con la rivista “Stile Industria”) si unisce la pratica didattica: libero docente dal 1969, dal 1981, Achille Castiglioni è stato titolare della cattedra di Arredamento e Disegno Industriale alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

Arco di Achille Castiglioni

Arco di Achille Castiglioni

Ma furono soprattutto le soluzioni di arredo a renderlo celebre a livello internazionale, tanto da meritarsi nel 1997 la più grande antologica che il Museum of Modern Art di New York (Moma) abbia mai dedicato a un designer italiano.
Sull’importanza e la responsabilità dei complessi problemi del design, Achille Castiglioni ha sempre avuto, una visione netta e cosciente.
Tra i suoi progetti sicuramente più celebri che a distanza di 40 anni sono ancora alla ribalta in Italia e nel mondo come icona di design ricordiamo la celebre lampada Parentesi costruita sull’idea di sviluppare un oggetto versatile e moderno. In occasione di un evento fieristo a Mosca fu realizzata anche una versione in oro. Nel lighting design altre opere di fama mondiale come la lampada Arco e Frisbi per Floos.