Franco Albini

Franco Albini nacque a Robbiate, in provincia di Como, nel 1905 e, trascorrendo infanzia e giovinezza nella sua terra natia, assorbì la sensibilità per la natura e per le opere dell’uomo. Poi si trasferì a Milano dove frequentò il Politecnico laureandosi nel 1929.
Iniziò la sua attività professionale presso lo studio di Emilio Lancia e di Gio Ponti e nello stesso anno si recò a Barcellona, per l’esposizione internazionale, e poi a Parigi, presso lo studio di Le Corbusier.
Realizzò le sue prime opere di arredamento con impronta novecentesca, ma poi si “convertì” al razionalismo e si avvicinò ai redattori della rivista “Casabella”.
In quello stesso periodo approfondì nuove tecniche e materiali innovativi attraverso le note riviste “Innen Dekoration” e “Moderne Bauformen” che tuttora sono presenti nel suo studio.

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Nel 1931 aprì uno studio con Renato Camus e Giancarlo Palanti rivolgendosi all’edilizia popolare grazie al concorso per la costituzione del quartiere Baracca di San Siro del 1932.
Una progettazione a ispirazione gropiusiana è evidenziata da impianti aperti, con edifici equidistanti e in linea secondo un asse eliotermico che crea aria, verde e luce.
Franco Albini presentava un modello alternativo con cui, prima e durante la guerra, realizzò grandi progetti con il gruppo Ciam.
Verso la fine degli anni ’30 partecipò a due concorsi: nel 1938 per il Palazzo della civiltà e l’anno successivo per il Palazzo dell’acqua e della luce.

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Per quanto riguarda gli allestimenti Franco Albini, insieme a Pagano, si sperimenta nel 1933 nella V Triennale, progettando, in collaborazione con altri nomi illustri, una casa con una struttura d’acciaio.
Franco Albini allestì anche la Mostra dell’antica oreficeria italiana e nella Triennale utilizzò geometrie filiformi mostrando un’ironia verso il mito dell’uomo sportivo del regime fascista.
Negli anni trenta Albini partecipò alla progettazione dei padiglioni della Fiera di Milano in cui progettò soluzioni innovative con volumetrie curve e spazi con griglie geometriche, pannelli in vetro e telai metallici.
Successivamente maturò un duplice carattere: un sistema espositivo da produrre in serie, e invenzioni straordinarie come il controsoffitto forato.

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Franco Albini ebbe vari ruoli istituzionali: fondatore del Movimento per l’architettura e partecipante al Comitato di liberazione.
Nel dopoguerra i suoi interessi si arricchirono, per la ricostruzione, di competenze nuove in campo progettuale.
Albini lasciò le sue opere in poche città italiane tra cui Milano che gli affidò l’incarico di strutturare le stazioni della Metro dove progettò i pannelli modulari e il corrimano in ferro.
Genova fu una città importante dandogli la possibilità intervenire a vari livelli, dall’urbanistica con il quartiere degli Angeli all’edilizia con la ristrutturazione di alcuni musei.

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Tra i progetti museali ricordiamo quello, mai realizzato, del museo greco-romano ad Alessandria d’Egitto e del chiostro degli Eremitani a Padova.
Franco Albini fu docente universitario per quasi trent’anni, prima come professore incaricato alla facoltà di Architettura di Venezia, poi come libero docente per la Composizione architettonica e l’Architettura degli interni e infine come professore di ruolo nella cattedra di Composizione architettonica a Torino.
Fu presto richiamato a Venezia, dove insegnò fino al 1964 e infine si trasferì al Politecnico di Milano, per le esigenze rinnovatrici delle lotte studentesche.
Morì a Milano nel 1977.

Gioco in Legno 16 Animali

Dal genio del designer novarese Enzo Mari nasce il famosissimo Gioco in Legno 16 animali. Dopo una formazione all’Accademia delle Belle Arti di Milano, Enzo Mari si impegna subito nell’organizzazione di mostre personali e collettive in diversi musei e gallerie. Nell’elenco dei luoghi celebri collegati al suo nome spicca quello del MOMA di New York, dove viene invitato a intervenire in occasione dell’evento dedicato all’Italia, “Italy”. Mari vanta una triplice vittoria del premio Compasso d’Oro e la presenza di alcune sue opere nelle collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, al Moderna Museet di Stoccolma e al Museum of Modern Art di New York.
Nell’ultimo periodo si sta dedicando all’arredamento e all’insegnamento dentro e fuori i confini nazionali, tenendo lezioni e seminari in tutta Italia, in particolare presso l’Università degli Studi di Parma e presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

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Il Gioco in Legno 16 animali rappresenta uno dei suoi lavori più conosciuti nel settore del design. Il principio è molto semplice: si tratta di 16 animali ricavati da una scatola in legno serigrafata. Questi infatti, se assemblati in modo da riprodurre gli incastri perfetti, ricompongono la forma di una scatola all’interno della quale si intravedono le sagome degli animaletti.
L’importanza di questo prodotto nell’ambito delle creazioni di Mari si intravede nella duplice funzionalità che il designer è riuscito a imprimere: da un lato un gioco di costruzioni, dall’altro un puzzle. Entrambe le categorie rientrano nel filone delle attività creative, quelle che danno libero sfogo all’originalità e alla logica.

Il materiale prescelto è stato il legno non soltanto per un motivo pratico, ovvero per la facilità di lavorazione a intaglio, ma anche per creare una piccola scultura casalinga con materiale pregiato e resistente. La realizzazione di questo gioco con elementi provenienti da un unicum, ma al tempo stesso perfettamente separati l’uno dall’altro lascia ampia libertà compositiva, consentendo di organizzare i sedici animali sia singolarmente, affiancati o sparsi su un piano d’appoggio, oppure collegati tra di loro, a creare una vera e propria composizione dalla consistenza spaziale.
La loro proprietà stand alone rende gli animali oggetti ideali per creare, attraverso la loro combinazione, delle vere e proprie storie da raccontare nella propria casa.

L’unicità del prodotto viene rimarcata anche dal fatto che si tratta di un’edizione limitata. Chi vuole acquistare il Gioco in Legno 16 animali, infatti, deve effettuare una vera e propria corsa all’acquisto, poiché vengono realizzati soltanto 300 esemplari ogni anno.
Dal punto di vista tecnico il gioco è realizzato in legno di rovere, intagliato da un pannello che consente di avere animaletti per uno spessore pari a 5.5 cm, quindi sufficientemente ampio da consentire ai singoli elementi una perfetta posizione verticale. La composizione completa degli animali a puzzle presenta dimensioni di 38×27 cm, riquadrati all’interno di una cornice, sempre in legno, pensata per completare con un tocco di precisione la composizione e, allo stesso tempo, per dare completezza e interezza ad elementi pensati per essere utilizzati separatamente, in composizioni che ne esaltano la diversità e la forma.

 

Anna Castelli Ferrieri

Anna Castelli Ferrieri nasce immediatamente dopo il primo dopoguerra, nella città di Milano: era il 6 agosto del 1920. Durante la giovinezza fa la conoscenza di tantissime persone colte, dato che suo padre Enzo frequentava persone come Pirandello e Montale, in un circolo da lui fondato.
Dopo aver studiato architettura a Milano, Anna Castelli Ferrieri ed il suo futuro marito, Giulio Castelli, decidono di scappare dall’Italia durante l’occupazione tedesca: dal 1943 al 1946 dunque si dedica al mestiere più difficile, ovvero quello di mamma a tempo pieno, lasciando perdere la carriera di architetto.

Anna Castelli Ferrieri
Tornata in Italia, Anna Castelli Ferrieri si dedica al mestiere di architetto, e realizza diversi mobili per bambini, come letti e poltrone, le quali le valgono diversi premi, come il Diploma d’Onore e Medaglia D’Oro al Triennale di Milano, che si svolse nel 1947.
Da quel momento in poi, Anna Castelli Ferrieri segue una carriera ricca di soddisfazioni: collaborando con Ignazio Gardella, costruisce i palazzi delle Kartel a Binasco e dell’Alfa ad Arese, si occupa di restaurazione di palazzi storici e di pianificazioni per l’urbanizzazione di Milano e Torino.

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Solo nel 1949 collabora col marito nella Kartell, casa di costruzione particolare, che sfrutta la plastica per le sue realizzazioni: in particolare spicca la sedia in plastica sovrapponibile modello 4870, che le permette di ottenere il Compasso d’Oro.

Anna Castelli Ferrieri
Furono tantissime altre ingegnose creazioni che le  permisero di ottenere tanti altri premi, come il Compasso d’Oro, riottenuto nel 1994, quando creò la linea di posate Hannah.

posate Hannah
Anna Castelli Ferrieri e suo marito Giulio, oltre essere legati dalla passione per l’architettura, erano molto legati anche nella vita di tutti i giorni, formando una coppia perfetta: entrambi sono venuti a mancare nel 2006, l’uno a pochi mesi di distanza dall’altra.