Achille Castiglioni Italian Style

Ha sempre operato in stretta collaborazione col fratello Pier Giacomo (scomparso nel 1968); ad essi, per un periodo limitato, si è associato il fratello Livio. Achille Castiglioni architetto e designer, è nato a Milano nel 1918. Dal 1945 ha svolto un’attività professionale varia ed intensa, in particolare nel campo della progettazione architettonica, dell’arredamento e di allestimenti di mostre. Nel campo dell’Industrial Design si è particolarmente impegnato sia con la realizzazione di molteplici oggetti per la produzione di serie, sia sul piano dello studio e della ricerca, partecipando attivamente alla vita culturale dell’Adi, di cui è stato nel 1956 uno dei fondatori. Padre della creatività e dell’innovazione negli anni ha perseguito la strada dell’innovazione nel rispetto della tradizione del Design italiano.

Achille Castiglioni

Achille Castiglioni

….È difficile dare una esatta definizione di Industrial Designer, ma credo che risulti chiaro quello che io definisco un vero Industrial Designer: colui che, lavorando in gruppo progetta e realizza oggetti veri per dei bisogni reali. Il suo lavoro è produrre oggetti di grande serie per la comunità: molto diverso da quello dell’artista che produce opere rare per sé o destinate a una élite…così Castiglioni intendeva la produzione di oggetti d’arredo, ciò non toglie che nel suo stile traspare unicità delle forme e grande funzionalità e praticità.
Questo il concetto che per tutta la vita A.C. ha portato avanti con grande determinazione, la ricerca di progetto e l’esperienza estetica che la conclude e ne consente l’individuazione da parte del pubblico e della critica, non coincidono con l’esperienza di un’élite, ma è un atto compiuto dalla collettività nel conoscere tutto ciò che la circonda. Invece un corretto comportamento progettuale pone sempre il progettista in posizione più contestativa che di accettazione delle premesse di produzione della committenza (sia pubblica sia privata). Quindi il comportamento del progettista di fronte a questi problemi è quello di stimolare la committenza alla critica e alla verifica delle premesse di produzione e renderla compartecipe in tutto il processo di ricerca.

Sanluca poltrona e poggia piedi di Achille Castiglioni

Sanluca poltrona e poggia piedi di Achille Castiglioni

Nato a Milano nel 1918, dove si laureò al Politecnico, Castiglioni entrò giovanissimo, solo ventiduenne, nella storia del design presentando assieme ai fratelli Livio e Pier Giancomo e a Luigi Caccia Dominioni, alla settima Triennale di Milano (1944), l’RR126, (al quale il Museo di Castelvecchio di Verona ha dedicato una mostra dal 7 dicembre al 9 marzo 2003) un apparecchio radio rivoluzionario perché concepito per una produzione industriale su vasta scala.

radio Brionvega di Achille Castiglioni

radio Brionvega di Achille Castiglioni

Realizzò anche preziose architetture: chiese (San Giuliano a Milano), edifici come ristoranti, cinema, musei (la Permanente), arredi come quello esemplare per la Birreria Splugen di Milano.
Titolare della cattedra di Arredamento e Disegno Industriale al Politecnico di Milano, fu tra i fondatori dell’Associazione del Disegno Industriale (ADI).
Vinse il Compasso d’oro negli anni 1955, 1960, 1962, 1964, 1970, 1979
All’attività progettuale e a quella critica (nel periodo fra il 1950 e il 1960 svolta con la rivista “Stile Industria”) si unisce la pratica didattica: libero docente dal 1969, dal 1981, Achille Castiglioni è stato titolare della cattedra di Arredamento e Disegno Industriale alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano.

Arco di Achille Castiglioni

Arco di Achille Castiglioni

Ma furono soprattutto le soluzioni di arredo a renderlo celebre a livello internazionale, tanto da meritarsi nel 1997 la più grande antologica che il Museum of Modern Art di New York (Moma) abbia mai dedicato a un designer italiano.
Sull’importanza e la responsabilità dei complessi problemi del design, Achille Castiglioni ha sempre avuto, una visione netta e cosciente.
Tra i suoi progetti sicuramente più celebri che a distanza di 40 anni sono ancora alla ribalta in Italia e nel mondo come icona di design ricordiamo la celebre lampada Parentesi costruita sull’idea di sviluppare un oggetto versatile e moderno. In occasione di un evento fieristo a Mosca fu realizzata anche una versione in oro. Nel lighting design altre opere di fama mondiale come la lampada Arco e Frisbi per Floos.

 

I grandi del Design: Fabio Novembre

L’Italia è il Paese di origine di moltissimi designer ricercati ed amati in tutto il mondo, autori di creazioni originali e d’avanguardia.
Tra i nomi più importanti del settore troviamo sicuramente quello di Fabio Novembre. Nato a Lecce nel 1966, si laurea in architettura al Politecnico di Milano per poi trasferirsi a New York e frequentare all’università il corso di regia cinematografica. Ed è proprio a New York che gli viene commissionato il suo primo lavoro di architettura di interni: il negozio “Anna Molinari Blumarine” ad Hong Kong. Apre quindi il suo studio a Milano ed iniziano le numerosissime collaborazioni e produzioni per il mondo del Design.

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Famoso per il suo intenso rapporto con l’arte nel senso più ampio e globale del termine, questo eclettico artista è l’autore di moltissime realizzazioni che variano da progettazioni di showroom e boutique alle intense produzioni di opere di Design.

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Tra le sue creazioni più apprezzate spiccano sicuramente “Nemo”, la celebre poltrona “antropomorfa” ispirata al tema della maschera e “Luciola” la lampada a forma di antica voliera, entrambe realizzate per Driade.

Jolly-Roger-Chair-by-Fabio-Novembre

 

Che dire invece di Jolly Roger, l’originalissima sedia minimalista a forma di teschio o di “Robox”, la libreria free standing con la fattezze da robot. Molto particolare è la collezione di vasi “Green line collection”, per Bitossi Ceramiche. Numerose anche le realizzazioni per Casamania, tra cui l’apprezzatissima seduta “Abarth Chair”o la “Joy Baby” o ancora le sedie “Him and Her”.

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Insomma, l’attenzione per la moda, per il cinema, per l’arte rendono Fabio Novembre non solo un grande designer ma un artista completo che vede nel Design non una professione ma la capacità di modellare la vita stessa ed il mondo circostante.

 

Gli anni d’oro del dopoguerra

È nel dopoguerra che l’Italia ha uno slancio verso quella che sarà la fase economica più lucente del nostro paese. Per risollevarsi dagli anni di povertà e orrore che avevano invaso l’Italia con la seconda guerra mondiale, le menti più creative si attivano per attuare una rivoluzione che porterà il made in Italy nella Grande Mela.

Poltrona Sacco di Zanuso

Poltrona Sacco di Zanuso

Nel 1946 la Triennale di Milano organizzò la mostra RIMA (Riunione italiana per le mostre di arredamento), dove giovani architetti impegnati nella progettazione di singoli arredi o alloggi tipo furono invitati a partecipare: si trattava del BBPR, e degli architetti Ignazio Gardella, Carlo De Carli, Vico Magistrettie Gabriele Mucchi, che proposero un repertorio di arredi producibili in serie e pensati per case minime con spazi sfruttati in modo razionale. Nel 1954 viene istituito il Compasso D’oro un premi a livello internazionale dove ancora oggi vengono premiati i progetti più creativi, innovativi e sicuramente esteticamente rilevanti. La vasta produzione di quegli anni calata in maniera forte nel contesto sociale contemporaneo  vede il raggiungimento del suo apice nel 1972. In quest’anno al MOMA di New York viene allestita la mostra, voluta ed oragnizzata da Emilio Ambaz, intitolata: “Italy: the new domestic landscape”. Vi vengono esposti tutti gli oggetti prodotti fino a quell’anno e altri pensati per l’occasione come il Car-a-sustra di Bellini.

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Car-a-sustra di Bellini

L’evento segna un momento molto importante perché rappresenta un’occasione di promozione internazionale del prodotto industriale italiano e al contempo una riflessione sui nuovi fermenti intellettuali nel campo progettuale che risentivano del clima politico e sociale che l’Italia stava vivendo. Nel secondo dopoguerra si verificò in Italia una nuova alleanza tra piccole industrie e grandi disegnatori, impegnati nell’intento comune di arredare le nuove case e di progettare «dal cucchiaio alla città» secondo la massima di Rogers. Il design italiano è figlio del movimento Futurista degli anni venti. Da allora, la produzione industriale italiana si è spesso unita al design, e ha prodotto risultati che sono diventati quasi il simbolo dell’Italia moderna, come le caffettiere Bialetti del 1933, la poltrona Frau del 1930, la FIAT 500 del 1956, la Lettera 22 Olivetti del 1954 ed infine la Vespa del 1946. 

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Manifesto lettera 22 Olivetti

Questi sono anche gli anni in cui nascono movimenti di design ispirati alla contestazioni e ai movimenti delle avanguardie artistiche di quegli anni (la PopArt di Andy Warhol ed il New Dada) che vogliono estraniare dal loro contesto originario oggetti tipici della società dei consumi dando loro una nuova vita estetica. Così nel design si iniziano a riproporre oggetti, parti di oggetti o materiali e a riproporli in ambiti differenti da quelli in cui sono impiegati abitualmente. In Italia alcuni designer, legati al radical design, fanno propri i caratteri generali di questa contestazione realizzando oggetti molto originali.

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Libreria Carlton di Sottsass

Smart Materials: Sensitive Fabric e Active Protection Systems

I nuovi tessuti Smart Materials sono materiali molto adattabili grazie alla loro capacità di riuscire a sfruttare le risorse naturali e di reagire all’ambiente in maniera piuttosto autonoma, secondo le strategie che sono tipiche della natura.
La progettazione degli ultimi anni ha prodotto materiali con una struttura chimico-fisica complessa i quali hanno ottime capacità dinamiche e innovative. Infatti sono stati progettati materiali con una complessità “gestita”, in cui le impurità e le anisotropie sono appositamente realizzate, grazie al supporto della chimica, per avere particolari prestazioni.

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Si tratta di materiali che assumono aspetti diversi e proprietà originali, progettate su misura per precise funzioni: sono materiali “funzionalizzati”, che reagiscono alle sollecitazioni esterne grazie alle sostanze che modificano di volta in volta le caratteristiche chimiche e fisiche del materiale. Ultimamente lo sviluppo della chimica ha portato questa manipolazione al di là della dimensione macroscopica, operando sui materiali a livello di nanometro (1 miliardesimo di metro) e ricombinando la materia a partire dagli atomi. In questo modo si è dato origine a “compositi microscopici” che hanno prestazioni su misura, del tutto artificiali, ma molto stabili, efficienti e performanti, quasi quanto i materiali della natura.

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Il tessuto detto “Sensitive fabric” è fatto di un materiale con una maglia che è sensibile alla pressione. È costituito da due lati separati tra loro mediante un dielettrico: l’effetto è che, con la pressione sul tessuto, le facce vanno a toccarsi e chiudono il circuito elettrico.

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Il tessuto chiamato Active Protection Systems invece resta flessibile e morbido finché non ha un impatto forte. Il tessuto contiene un elemento “intelligente”, ossia un coating fatto di silicone, con una viscosità che aumenta in funzione della velocità di impatto. L’effetto è che il tessuto alla collisione si irrigidisce immediatamente ma, dopo l’impatto diventa subito nuovamente flessibile.