I grandi del Design: Fabio Novembre

L’Italia è il Paese di origine di moltissimi designer ricercati ed amati in tutto il mondo, autori di creazioni originali e d’avanguardia.
Tra i nomi più importanti del settore troviamo sicuramente quello di Fabio Novembre. Nato a Lecce nel 1966, si laurea in architettura al Politecnico di Milano per poi trasferirsi a New York e frequentare all’università il corso di regia cinematografica. Ed è proprio a New York che gli viene commissionato il suo primo lavoro di architettura di interni: il negozio “Anna Molinari Blumarine” ad Hong Kong. Apre quindi il suo studio a Milano ed iniziano le numerosissime collaborazioni e produzioni per il mondo del Design.

fabio-novembre

Famoso per il suo intenso rapporto con l’arte nel senso più ampio e globale del termine, questo eclettico artista è l’autore di moltissime realizzazioni che variano da progettazioni di showroom e boutique alle intense produzioni di opere di Design.

nemo

Tra le sue creazioni più apprezzate spiccano sicuramente “Nemo”, la celebre poltrona “antropomorfa” ispirata al tema della maschera e “Luciola” la lampada a forma di antica voliera, entrambe realizzate per Driade.

Jolly-Roger-Chair-by-Fabio-Novembre

 

Che dire invece di Jolly Roger, l’originalissima sedia minimalista a forma di teschio o di “Robox”, la libreria free standing con la fattezze da robot. Molto particolare è la collezione di vasi “Green line collection”, per Bitossi Ceramiche. Numerose anche le realizzazioni per Casamania, tra cui l’apprezzatissima seduta “Abarth Chair”o la “Joy Baby” o ancora le sedie “Him and Her”.

green-line-novembre

Insomma, l’attenzione per la moda, per il cinema, per l’arte rendono Fabio Novembre non solo un grande designer ma un artista completo che vede nel Design non una professione ma la capacità di modellare la vita stessa ed il mondo circostante.

 

Gli anni d’oro del dopoguerra

È nel dopoguerra che l’Italia ha uno slancio verso quella che sarà la fase economica più lucente del nostro paese. Per risollevarsi dagli anni di povertà e orrore che avevano invaso l’Italia con la seconda guerra mondiale, le menti più creative si attivano per attuare una rivoluzione che porterà il made in Italy nella Grande Mela.

Poltrona Sacco di Zanuso

Poltrona Sacco di Zanuso

Nel 1946 la Triennale di Milano organizzò la mostra RIMA (Riunione italiana per le mostre di arredamento), dove giovani architetti impegnati nella progettazione di singoli arredi o alloggi tipo furono invitati a partecipare: si trattava del BBPR, e degli architetti Ignazio Gardella, Carlo De Carli, Vico Magistrettie Gabriele Mucchi, che proposero un repertorio di arredi producibili in serie e pensati per case minime con spazi sfruttati in modo razionale. Nel 1954 viene istituito il Compasso D’oro un premi a livello internazionale dove ancora oggi vengono premiati i progetti più creativi, innovativi e sicuramente esteticamente rilevanti. La vasta produzione di quegli anni calata in maniera forte nel contesto sociale contemporaneo  vede il raggiungimento del suo apice nel 1972. In quest’anno al MOMA di New York viene allestita la mostra, voluta ed oragnizzata da Emilio Ambaz, intitolata: “Italy: the new domestic landscape”. Vi vengono esposti tutti gli oggetti prodotti fino a quell’anno e altri pensati per l’occasione come il Car-a-sustra di Bellini.

new_york_01

Car-a-sustra di Bellini

L’evento segna un momento molto importante perché rappresenta un’occasione di promozione internazionale del prodotto industriale italiano e al contempo una riflessione sui nuovi fermenti intellettuali nel campo progettuale che risentivano del clima politico e sociale che l’Italia stava vivendo. Nel secondo dopoguerra si verificò in Italia una nuova alleanza tra piccole industrie e grandi disegnatori, impegnati nell’intento comune di arredare le nuove case e di progettare «dal cucchiaio alla città» secondo la massima di Rogers. Il design italiano è figlio del movimento Futurista degli anni venti. Da allora, la produzione industriale italiana si è spesso unita al design, e ha prodotto risultati che sono diventati quasi il simbolo dell’Italia moderna, come le caffettiere Bialetti del 1933, la poltrona Frau del 1930, la FIAT 500 del 1956, la Lettera 22 Olivetti del 1954 ed infine la Vespa del 1946. 

Olivetti-lettera-22

Manifesto lettera 22 Olivetti

Questi sono anche gli anni in cui nascono movimenti di design ispirati alla contestazioni e ai movimenti delle avanguardie artistiche di quegli anni (la PopArt di Andy Warhol ed il New Dada) che vogliono estraniare dal loro contesto originario oggetti tipici della società dei consumi dando loro una nuova vita estetica. Così nel design si iniziano a riproporre oggetti, parti di oggetti o materiali e a riproporli in ambiti differenti da quelli in cui sono impiegati abitualmente. In Italia alcuni designer, legati al radical design, fanno propri i caratteri generali di questa contestazione realizzando oggetti molto originali.

sottsass1

Libreria Carlton di Sottsass

Smart Materials: Sensitive Fabric e Active Protection Systems

I nuovi tessuti Smart Materials sono materiali molto adattabili grazie alla loro capacità di riuscire a sfruttare le risorse naturali e di reagire all’ambiente in maniera piuttosto autonoma, secondo le strategie che sono tipiche della natura.
La progettazione degli ultimi anni ha prodotto materiali con una struttura chimico-fisica complessa i quali hanno ottime capacità dinamiche e innovative. Infatti sono stati progettati materiali con una complessità “gestita”, in cui le impurità e le anisotropie sono appositamente realizzate, grazie al supporto della chimica, per avere particolari prestazioni.

smart-materials

Si tratta di materiali che assumono aspetti diversi e proprietà originali, progettate su misura per precise funzioni: sono materiali “funzionalizzati”, che reagiscono alle sollecitazioni esterne grazie alle sostanze che modificano di volta in volta le caratteristiche chimiche e fisiche del materiale. Ultimamente lo sviluppo della chimica ha portato questa manipolazione al di là della dimensione macroscopica, operando sui materiali a livello di nanometro (1 miliardesimo di metro) e ricombinando la materia a partire dagli atomi. In questo modo si è dato origine a “compositi microscopici” che hanno prestazioni su misura, del tutto artificiali, ma molto stabili, efficienti e performanti, quasi quanto i materiali della natura.

sensitive-fabric

Il tessuto detto “Sensitive fabric” è fatto di un materiale con una maglia che è sensibile alla pressione. È costituito da due lati separati tra loro mediante un dielettrico: l’effetto è che, con la pressione sul tessuto, le facce vanno a toccarsi e chiudono il circuito elettrico.

active-protection-system

Il tessuto chiamato Active Protection Systems invece resta flessibile e morbido finché non ha un impatto forte. Il tessuto contiene un elemento “intelligente”, ossia un coating fatto di silicone, con una viscosità che aumenta in funzione della velocità di impatto. L’effetto è che il tessuto alla collisione si irrigidisce immediatamente ma, dopo l’impatto diventa subito nuovamente flessibile.

Le origini del Design

“Qualsiasi cosa tu studi, scoprirai che le cose buone e utili sono anche graziose e belle” Castiglioni così intendeva il Good Design, oggetti che oltre a essere utili potessero anche gratificare il senso estetico del fruitore. Il tema Design è un’arte nuova che si ricollega al vecchio artigianato, la parola deriva dall’inglese “progettazione” e coinvolge tante cose come il cinema, l’architettura e la musica; in Italia è un campo quello del Industrial Design limitato invece all’arte manifatturiera e quindi alla cultura materiale.

bdwn_arco_lamp

Lampada Arco di Castiglioni

Le origini del Design si possono sicuramente far risalire alla rivoluzione industriale e alla nascita della produzione meccanizzata che viene periodizzata dalla metà del 700 alla metà dell’800. Le popolazioni si trasferiscono in massa nelle città facendo aumentare la domanda in modo esponenziale. Ma i contadini erano poco educati all’estetica dell’oggetto e l’ industria per andare incontro al semplicismo di questi nuovi acquirenti inizia a produrre oggetti a scarso valore qualitativo. Il trinomio qualità, quantità e giusto prezzo ebbe il primo ostacolo nel fatto che bisognava andare incontro al gusto del nuovo utente, ricopiando oggetti del passato, con la differenza che gli oggetti creati dall’industria erano di gran lunga lontani  da quelli fatti in passato in modo artigianale.

chaplin_2

Tempi moderni

Da questo nasce un movimento Arts and Crafts da William Morris che insieme ad altri architetti promuovevano il ritorno al medioevo dove il lavoro dava gioia “The joy in the labor”. Questo movimento non riuscì a vincere però il nuovo rapporto con il pubblico e lo stesso Morris capì che bisognava non ostacolare la macchina ma qualificare il nuovo prodotto in base alla tradizione estetica piuttosto che accontentarsi di copiare oggetti di un’altra civiltà.

morris_st_george_cabinet

Oggetti Arts and Crafts da William Morris

Il Design vede la sua radice teorica nel tentativo di unificare l’interesse intellettuale, pratico e commerciale nella nascita di una delle scuole più famose, fondata da Gropius nel 1919 il Bauhaus che fu nido di grandi maestri e apprendisti che misero in atto una vera e proprio rivoluzione culturale e politica. Gropius si avvicina all’idea di capitalismo industriale e alle idee di Henry Ford solo quando la scuola viene trasferita a Dessau, fino ad allora sostenne l’unità delle arti e stimolò la nascita di laboratori. Ma la storia di questa formidabile scuola si spense durante la seconda guerra mondiale lasciando un’eredità di forme e idealismo.

Bauhaus

Nel secondo dopoguerra le tendenze razionalistiche della progettazione si evolvono, e l’incessante aumento della capacità produttiva dell’industria contribuisce a diffondere l’idea di una progettazione che favorisce la deriva consumistica attuale. Si sono succedute ed esistono numerose scuole di design, che si differenziano per approccio, metodologia progettuale e collocazione geografica, tanto che si sente parlare spesso di design italiano, giapponese, tedesco ecc., ognuno con caratteristiche ben riconoscibili.

Poltrona Wassily

Poltrona Wassily

New Designer: Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto

Giorgia Zanellato, designer veneziana classe ’87 e Daniele Bortotto, designer friulano, classe ’88, si incontrano alla scuola IUAV di Venezia, città che diventa una fonte di ispirazione per entrambi in quanto crocevia di culture ed esperienze, luogo in cui vengono custodite le tecniche ed i segreti dell’artigianato artistico europeo e mondiale.

Se si parla di Venezia la mente volge subito al fenomeno dell’acqua alta, che caratterizza la città nell’immaginario collettivo. L’acqua, elemento primigenio e vitale, è anche uno dei temi creativi della 55^ Biennale di Venezia. La tematica dell’acqua viene esplorata anche dai due giovani designer che danno vita così ad un’originale collezione dal titolo ‘Acqua Alta’.

Il punto di partenza, quello dell’acqua appunto, viene declinato in diverse tecniche e materiali: il tradizionale vetro di murano unito alla ceramica viene utilizzato per la creazione di originali diffusori di fragranze per l’ambiente, definiti ‘Murano’, che ricordano le briccole presenti nella laguna di Venezia.

murano

Il marmo, abilmente lavorato per riprodurre l’effetto erosivo dell’umidità e della salsedine, dà forma ad una lampada luminosa a LED, dal nome ‘La Salina’.

lasalina

Pannelli di cotone, lino e nylon, vengono utilizzati per la creazione di diversi oggetti, i ‘Sentieri’, plasmati per riprodurre trame che ricordano gli angoli di Venezia.

sestrieri

Molto interessante è il tappeto ‘La Giudecca’ che riproduce i colori e la profondità delle gradinate veneziane, bagnate dall’acqua.

lagiudecca

Gli oggetti, ispirati all’affascinate fenomeno veneziano, si adattano con eleganza e funzionalità al vivere quotidiano, senza rinunciare al richiamo, al prezioso e all’originale.
Importanti le collaborazioni attivate da Bortotto e dalla Zanellato: Lorenzo Dante Ferro è il maestro profumiere che si è occupato delle fragranze; la storica ditta Salviati ha realizzato i contenitori in vetro muranese; al maestro Massimo Lunardon ci si è affidati per le creazioni in vetro soffiato; la Rubelli ha donato la sua esperienza nel campo dei tessuti; Ermenegildo Sartori ha sviluppato il progetto in marmo.
Tutti risultano radicati nel territorio veneziano, contribuendo, così, alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale della città, attraverso le loro realtà produttive artigianali.